“Ischire limbazos est sabidoria” recita un antico detto sardo, stampato, non casualmente, nel frontespizio del libro “Limbas e culturas de minoria.
Cunfrontu de isperientzias internatzionales“, curato da Maria Vittoria Migaleddu Ajkabache, Loredana Rosenkranz e Salvatore Sfodello. L’opera, che sarà presentata lunedì 21 dicembre alle ore 16.00 presso l’Istituto Magistrale “M. di Castelvì” di via Manno 56 a Sassari, cerca infatti di dare fondamenta scientifiche nuove a questa affermazione di saggezza antica. Il volume contiene essenzialmente gli atti di un workshop tenutosi ad Alghero nel settembre 2006 a cui hanno partecipato numerosi docenti, dirigenti e operatori scolastici provenienti da tutta la Sardegna; autorevoli rappresentanti delle minoranze del Galles, della Catalogna, del Quebec, delle Valli Ladine dell’Alto Adige/Sud Tirolo e del Friuli. A questo incontro di lavoro internazionale ha fatto seguito, nel novembre del 2007, presso l’Università di Sassari, il convegno “Limbas e culturas de minorias: cunfrontu de isperietzias e chircas iscientificas”. Il libro è suddiviso in 3 parti, precedute dagli interventi degli amministratori che, a livello regionale e provinciale, istituzionalmente si sono occupati e si occupano del problema della minoranza linguistica sarda e della legislazione di tutela. La prima parte contiene informazioni sulle condizioni delle diverse minoranze, compresa quella sarda, specificatamente, per quanto riguarda le esperienze di insegnamento bilingue che vengono portate avanti nelle rispettive zone di insediamento. Pur trattandosi di situazioni molto diverse tra loro sia storicamente, sia per le condizioni attuali; tuttavia è possibile rintracciare, anche in contesti molto differenti, alcune caratteristiche e problematiche comuni. In tutte le situazioni di minoranza linguistica è stata progettata e viene portata avanti una politica linguistica generale e scolastica, in particolare; l’esperienza didattica è sempre realizzata con riferimenti teorici articolati e organici, con una didassi caratterizzata da una sperimentazione e un monitoraggio continuo affiancati da precisi e strutturati percorsi formativi per i docenti. La seconda parte raccoglie una selezione delle esperienze didattiche, realizzate nelle proprie classi, dai docenti che hanno partecipato al progetto, alcune significative proposte didattico-metodologiche in fase di sperimentazione, nonché riflessioni sul ruolo e le difficoltà dei docenti rispetto all’introduzione della lingua e cultura sarda. La terza e ultima parte, infine, presenta alcuni contributi scientifici e di ricerca che vogliono costituire un riferimento teorico, certo non esaustivo, al problema del bilinguismo e del suo insegnamento. Gli interventi quindi, nell’insieme, non risultano omogenei ma, proprio nella varietà di punti di vista e di approcci, risiede la loro importanza e l’interesse complessivo di questa pubblicazione che si propone come uno strumento di confronto e di consultazione per i molti che, in Sardegna e fuori, si occupano di lingue, di lingue di minoranza, di bilinguismo e di insegnamento bilingue e plurilingue. Un tema interessante della pubblicazione è la sottolineatura dell’importanza di un profondo rinnovamento metodologico che dovrebbe essere, allo stesso tempo, la condizione e l’opportunità per la costruzione in Sardegna di una scuola bilingue e biculturale. I riferimenti teorici per tale rinnovamento sono i risultati più recenti delle neuroscienze sui processi di apprendimento del nostro cervello. L’altro aspetto significativo è l’approfondita rassegna dei risultati delle ricerche psico e neurolinguistiche che dimostrano i vantaggi del bilinguismo non solo dal punto di vista cognitivo ma anche sociale, culturale e, potenzialmente, anche economico. Ecco che quindi, tenendo conto anche del concetto di ecologia linguista elaborato da Haugen, il bilinguismo può essere considerato e dovrebbe essere valorizzato come una risorsa naturale della Sardegna.